Giuseppe Sciuti nacque a Zafferana Etnea (CT) nel 1834. La sua produzione fu numerosissima; non c’è importante pinacoteca pubblica del mondo che non possegga un lavoro di Sciuti, come non c’è prestigiosa collezione privata di quadri dell’Ottocento che non ne abbia qualcuno a sua firma. Venne considerato come il maggiore freschista meridionale dell’Ottocento.
Verga è stato uno scrittore drammaturgo e senatore italiano considerato il migliore esponente della corrente letteraria del verismo. L’ attività letteraria di Giovanni Verga, dopo le prime opere giovanili, può essere divisa in 2 fasi una prima caratterizzata dalle descrizioni di ambienti artistici e modi scapigliati con la tendenza ad un ad una letteratura “vera e sociale, ” una seconda che può propriamente essere definita verista. Fra le opere più importanti di Giovanni Verga ricordiamo: Storia di una Capinera, I Malavoglia, Nedda, Vita dei campi, Cavalleria Rusticana, Mastro Don Gesualdo e Rosso Malpelo. La poetica di Verga al progresso è paragonato ad un fiume in piena che travolge i vinti. Coloro che non riescono ad adattarsi e a rimanere a passo con esso. Di loro Verga sceglie di parlare nei suoi romanzi così da ripagare la loro sconfitta esponendo il loro punto di vista agli occhi del mondo.
“Il mare non ha paese nemmeno lui ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare di qua e di là dove nasce e muore il sole” Giovanni Verga
Acitrezza (Trizza in siciliano) e’ una frazione di 4949 abitanti di Acicastello, comune italiano della città metropolitana di Catania in Sicilia. Centro di antica tradizione peschereccia, fondato alla fine del Seicento dal nobile palermitano Stefano Riggio, come apparato marittimo per il proprio feudo il paese si affaccia sul Mar Ionio, dinanzi al piccolo arcipelago delle Isole Ciclopi sito di interesse naturalistico e geologico dalla seconda metà del Novecento il borgo è diventato una destinazione turistica Acitrezza e’ inoltre nata in cui sono stati ambientati il romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga e il film La Terra Trema di Luchino Visconti, a sua volta ispirata all’opera verista.
La Via Etnea è la strada principale del centro storico di Catania. Va da Piazza del Duomo al Tondo Gioeni. La Via Etnea nacque verso la fine del XVII secolo, dopo il drammatico terremoto dell’11 gennaio del 1693. Sotto le macerie perirono circa i due terzi degli abitanti. Il duca di Camastra stabilì di tracciare le nuove strade secondo delle direttrici ortogonali, che partivano dal duomo in quanto era uno dei pochi edifici non completamente distrutto. In questo modo venne creata una strada che dal duomo si dirigeva verso l’Etna e una strada che la incrociava con direttrici est-ovet. Nacque così quella che oggi è la via Etnea. La strada in origine venne chiamata via duca di Uzeda, in onore del vicerè del tempo. Nel corso dei secoli il suo nome venne poi mutato in via Stesicorea ed infine in Via Etnea. Lungo la via Etnea, nel corso dei secoli, vennero edificate ben sette chiese che partendo dalla cattedrale situata in piazza Duomo con la Basilica della Collegiata, la Chiesa dei Minoriti, la Chiesa di San Biagio, la Chiesa del Santissimo Sacramento al Borgo e la Chiesa di Sant’Agata al Borgo. Lungo il suo percorso vennero costruiti molti palazzi della nobiltà catanese ed edifici pubblici. Partendo dalla piazza Duomo si incontra il Palazzo degli Elefanti, sede del municipio e quindi il Palazzo dell’Università ed il Palazzo San Giuliano. Proseguendo sono presenti il Palazzo Gioeni ed il Palazzo San Demetrio ai Quattro Canti. Di recente la strada è stata ripavimentata, con selciato in pietra lavica dell’Etna.
villa Bellini
Il Giardino Bellini (o Villa Bellini) è uno dei due giardini più antichi e uno dei quattro parchi principali di Catania. La villa venne inaugurata il 6 gennaio 1883. Il nucleo più antico del giardino risale al Settecento ed apparteneva al principe Ignazio Paternò Castello di Biscari, che lo aveva desiderato secondo gli usi di allora con siepi strutturate a formare labirinti, decorazione di statue nei vialetti e numerose fontane. Questa concezione gli aveva valso il nome di Labirinto. Dopo la morte del principe mecenate, il giardino decadde via via a causa dell’abbandono da parte degli eredi. In seguito venne suggerito la vendita nel 1820, ma soltanto nel 1854 il Labirinto venne acquistato dal comune di Catania.
A Catania, i primi giorni di febbraio di ogni anno da quasi cinque secoli viene festeggiata la figura della “martire Agata”,patrona della città. Una festa animata da fede,devozione,folklore e tradizioni. Le origini di questa festa sono incerte. Sin dai giorni del martirio la figura di Agata venne venerata dai catanesi. Le prime testimonianze scritte giunte fino ai giorni nostri sulla processione delle reliquie di Sant’Agata risalgono intorno al XVI-XVII secolo. In passato la processione veniva svolta in un giorno solo, dal 1846 venne introdotto il secondo giorno di processione, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui il rito viene suddiviso in tre giorni. La festa a Catania è articolata in questo modo: i primi avvenimenti sono in programma il giorno 3 internamente dedicato alla processione delle offerte della cera a Sant’Agata. Si tratta di un’antica tradizione che in passato veniva eseguita attraverso la processione di grosse candele di cera che servivano per illuminare l’altare della Cattedrale. Queste candele sono state sostituite dalle cosiddette “Candelore”, enormi ceri rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno che dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Le candele avevano la funzione di illuminare la processione, in quanto al tempo ancora non era presente l’illuminazione elettrica. Le candelore sfilano sempre nello stesso ordine. In passato, i ceri di Sant’Agata, ammessi alla processione erano 28, oggi invece sono 13. Esse rappresentano nella maggioranza dei casi le corporazioni delle arti e dei mestieri di catania, altre sono frutto di donazioni.
Dopo il terremoto del 1693 il senato cittadino decise di ricostruire il Duomo dov’era già il Duomo normanno. Nel 1709, sull’originario impianto basilicale a tre navate, l’architetto G. Palazzotto iniziò ad elevare la chiesa sfruttando le preesistenti architetture per i catanesi è particolarmente importante la cappella di Sant’Agata che custodisce, nella”cammaredda”(la cameretta ),il busto reliquiario e lo scrigno con le reliquie di Sant’Agata: l’uscita delle reliquie dalla cameretta il 4 febbraio è uno dei momenti più commoventi di tutta la festa
municipio di Catania
Palazzo degli elefanti è il municipio di Catania, nelle sue belle sale si riuniscono il consiglio comunale, il Sindaco e la Giunta municipale. Ha una forma quadrangolare e un atrio d’ingresso su ogni prospetto. Al suo interno sono presenti opere d’arte di Giuseppe Sciuti ed Emilio Greco
Visitare Catania significa non solo riempirsi gli occhi di storia e architettura barocca ma anche immergersi nella sua cucina
arancini catanesi
L’arancino quello tradizionale è fritto, a forma di goccia e ripieno di riso e ragù. Oggi riscuote un discreto successo anche la versione light al forno e ai classici ripieni al ragù o al burro si sono aggiunti nel tempo arancini con teneri cuori al pistacchio, alle melanzane, agli spinaci e al prosciutto
cannolo
Se esiste un cibo in odore di misticismo questo è il cannolo siciliano: più che un dolce è un’affronto al colesterolo. La Sicilia si è inventata decine di varianti e il cannolo Catanese è uno dei più apprezzati con il suo ripieno di ricotta fresca di pecora zuccherata, l’abbondante granella di pistacchio alle due estremità e l’immancabile spruzzatina di zucchero a velo.
carne di cavallo
Carne di cavallo: colei che fa fuggire i palati vegani e attira quelli onnivori come api al miele
cassata
La cassata è un classico che andrebbe gustata in silenziosa contemplazione